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martedì 18 novembre 2014

La Magia in Val D'Orcia




Luoghi che sembrano dei sogni
solo al semplice pensiero inizi a sorridere.

Ci sono altri luoghi
che sembrano così surreali che appena chiudi gli occhi t'immagini di volare.

Ci sono dei luoghi che appena respiri più lentamente e ti metti a pensare inizi a camminare verso il sole
contro il sole
con il sole.

Ci sono dei luoghi che non smetteresti mai di ricordare tra i silenzi
e la grandezza.

Ci sono dei luoghi dove sei stato più volte ma e' sempre amore
a prima vista .

Ci sono dei luoghi che la magia si confonde con la fantasia
all'improvviso arriva un grande arcobaleno poi torna la pioggia
e poi con il sole si accarezzano le colline.

Ci sono dei luoghi dove basta ancora accendere un fuoco e scaldarsi
cuocere quello che ti piace davvero
per brindare alla socialità e alla vita.

Il mondo e' molto grande e di luoghi ce ne sono tanti
Io conosco un bellissimo posto dove ci sono tantissimi colori
e puoi ancora ridere
piangere e ascoltare la grandezza della vita.

In Val d'Orcia. 





     



                                 





















#Viaggiatoridelgusto
#Weekendinvaldorcia
#valdolrcia
#campagnatoscana
#lamagiainvaldorcia


lunedì 10 novembre 2014

Alla ricerca del Tartufo Bianco con Spidi






                   Alla ricerca del Tartufo Bianco con Spidi 


  Caratteristiche: Lagotto Romagnolo; colore: si mimetizza nel bosco,riccioli perfetti e morbidi, occhi vivaci; segni particolari: fiuto da cacciatore, attento e concentrato; doti: saper fare gli scivoloni sugli argini e prendere la rincorsa prima di una discesa, scenderla in velocità e risalirla per giocare con noi, vuole i complimenti per essere stato veloce. 
Stiamo parlando di Spidi,cane da tartufi di Giovanni,Tartufaio.



- Tartufo e' il nome comune con il quale è indicato un frutto, un fungo che compie il suo intero ciclo vitale sotto terra,fungo ipogeo,appartenente al genere Tuber. 
I Funghi che vediamo in superficie hanno il nome di fungo epigeo,il Tartufo è un fungo ipogeo. 
Deve obbligatoriamente vivere in simbiosi con piante arboree per produrre il prezioso sporocarpo. Formato da una parete esterna detta peridio, il quale può essere liscio o sculturato e di colore variabile dal chiaro allo scuro. 





La massa interna, detta gleba, di colore variabile dal bianco al nero, dal rosa al marrone è percorsa da venature più o meno ampie e ramificate che delimitano degli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli aschi) contenenti le spore. Le caratteristiche morfologiche del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, sommati alla dimensione ed alle caratteristiche organolettiche permettono l’identificazione delle specie di tartufo. Le principali specie di tartufo sono: 
Tuber magnatum Pico, Tartufo Bianco pregiato;  Tuber melanosporum Vitt. Tartufo nero pregiato;Tuber aestivum Vitt. Scorzone; Tuber borchii Vitt. Bianchetto o Marzuolo; Tuber brumale Vitt. Invernale;Tuber macrosporum Vitt. Nero Liscio.


Per il Tartufo Bianco, Tuber magnatum, il terreno deve essere preferibilmente marnoso-calcareo, di altitudine inferiore ai 700 m s.l.m, areato discretamente ma non eccessivamente permeabile, con presenza negli strati superficiali di discreta umidità anche nei mesi più secchi, discretamente dotato di calcare, povero di fosforo e di azoto, ricco di potassio, con pH tra 6,8 a 8,5, scarso di sostanza organica, bagnato da piogge primaverili ed estive, possibilmente in vicinanza di corsi d’acqua su fondi valle ma privo di ristagni, con modica inclinazione. 


È necessario quindi un preciso rapporto tra le condizioni d’ambiente, composizione chimica umidità del suolo e condizioni climatiche. 
Questa tipologia di terreno corrisponde a quella favorevole anche alle piante le quali sono: Farnia, Cerro, Rovere,Roverella,Pioppo nero, Pioppo bianco, Pioppo carolina, Pioppo tremulo,Salicone, 
Salice bianco,Tiglio,Carpino nero, Nocciolo. 


Mentre il Tartufo nero, il Tuber melanosporum,si può trovare in ambiente collinare, con piante abbastanza distanziate a costituire boschetti radi, con aree prive di vegetazione spontanea attorno alla pianta, dette pianelli. 
Necessita di terreno calcareo-breccioso (permeabile) a sottosuolo compatto, che favorisce lo sviluppo delle radici delle piante in superficie. Generalmente è un terreno ricco di carbonato di calcio e scarso di resti organici. Soprattutto deve contenere una percentuale di argilla non superiore al 40%, altrimenti è troppo poco permeabile all’acqua e provoca condizioni di asfissia.
La copertura arborea deve essere max. al 30%, quella arbustiva scarsa o assente, quella erbacea quasi assente. È necessaria una buona penetrazione di luce e quindi un buon riscaldamento del suolo. 
Le piante del Tuber melanosporum sono sette:
Roverella,Leccio,Cerro,Tiglio,Nocciolo,Carpino nero,Cisto. 




                        Tartufo tra storia e mito

Il Tartufo è conosciuto fin da età remotissima, ma non si può essere certi che gli storici dell’antichità parlassero realmente di questo, oppure di altri funghi ipogei. Perciò è solo un’ipotesi la presenza del tartufo nella dieta di Sumeri ed Ebrei, intorno al 1700–1600 a.C. Le prime notizie certe compaiono nella Naturalis Historia, dell’erudito latino Plinio il Vecchio (79 d.C.). Gli aneddoti riportati dimostrano che il tartufo, in latino defi nito semplicemente Tuber, era assai apprezzato alla tavola dei Romani, i quali raccolsero certamente dagli Etruschi l’uso culinario di questo fungo. Nel primo secolo d.C., grazie al fi losofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l’idea che il prezioso fungo nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò l’origine del prezioso fungo come frutto di un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli Dèi). Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. 
Nel Medioevo e il Rinascimento i naturalisti sono stati in disaccordo sulla classificazione del tartufo. Qualcuno lo definiva una pianta, altri un’escrescenza del terreno, o addirittura un animale! A prescindere dalle credenze comunque il tartufo rimase sempre un cibo altamente apprezzato, soprattutto nelle mense di nobili ed alti prelati. Ma il tartufo suggerì pure concetti totalmente diversi. Per alcuni “scienziati” dell’epoca, il suo aroma era una sorta di “quinta essenza” che provocava sull’essere umano un effetto estatico. Il tartufo quindi come sublime sintesi della soddisfazione dei sensi a rappresentare l’essenza di un piacere superiore. - 
Queste informazioni sono state ricavate da www.tuber.it il portale del Centro Nazionale Studi Tartufo 




Ci troviamo a San Miniato,piccola cittadina tra Pisa e Firenze,insieme a Giovanni,il suo vanghino da tartufaio e Spidi, pronti per andare a cercare tartufi. 
Spidi ha nove anni, dopo essere stato addestrato fin da piccolissimo,sono circa quattro anni che usa il suo naso come ottimo sensore all'odore del Tartufo.
Localizza l'odore e quando inizia a scavare significa che li c'è il Tartufo, a quel punto Giovanni allontana Spidi, per non correre il rischio di romperlo,con il vanghino, strumento per l'estrazione del Tartufo,e molta attenzione lo estrae dal terreno. 
E poi un pezzo di pane a Spidi come premio! 
Una volta estratto il Tartufo dalla buca,Giovanni, ha cautela di ricoprirla in modo da non danneggiare le condizioni del terreno in superficie e non taglia nessuna radice in maniera che possa nascerci ancora del Tartufo,che come sappiamo si forma intorno alle radici degli alberi. 
Il rispetto verso l'habitat del bosco è molto importante, è quello che Giovanni vuole spiegarci e trasmetterci. 
Non ci possiamo improvvisare "tartufai"  e questo Giovanni lo sa. Sono trent' anni che cerca tartufi, attività tramandata dal nonno al padre e dal padre a lui. Ha sei cani tutti addestrati per il Tartufo. 
Spidi,sempre davanti a Giovanni , va nei rovi , sugli argini, nella macchia più impenetrabile guidato dal suo olfatto che usa in maniera acuta e affidabile. 



Appena inizia a scavare già si sente l'odore,il Tartufo appena estratto emana il suo profumo in maniera intensa ; intensità che non è sempre la stessa, Giovanni ci dice che più il Tartufo si trova in profondità più profuma.
Anche se è stato estratto, li dove si è prodotto rimane la sua essenza odorosa. 
Come scritto precedentemente il Tartufo è una prelibatezza ed è molto ricercato. Il suo costo, elevato, varia ogni anno.
Ricercato perché non si può coltivare, si tratta di un fungo che nasce spontaneo, si trova in particolari periodi dell'anno e in quantità limitate.
Per gustarlo si mangia crudo tagliato a scaglie a proprio piacimento.
Si possono tagliare delle scaglie sopra l'uovo cotto al tegamino, delle scaglie sopra tagliolini al burro o sopra il pane abbrustolito. 
Grazie alla fertilità dei boschi e alle condizioni favorevoli San Miniato e' zona di Tartufi tra cui anche il Tartufo Bianco. Nella cittadina da 42 anni nel mese di novembre si tiene la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco.
Per chi voglia andare a San Miniato si consiglia di soggiornare al B&B La Rocca Vacancy da Massimiliano Lami 

Per informazioni sulla città di San Miniato e sul soggiorno visitare i seguenti link  : 



Un ringraziamento a Giovanni e a Spidi per averci regalato questa esperienza. 

Buon viaggio viaggiatori e viaggiatrici del gusto! 





Per ulteriori informazioni di ogni carattere scrivere a :




#cronachedibacco 
#sanminiato 
#tartufodisanminiato 
#tartufobianco
























sabato 13 settembre 2014

Risveglio Mattutino a San Miniato,Campagna Toscana




Risveglio Mattutino a San Miniato,Campagna Toscana 






Ci sono colori che graffiano che ti entrano dentro e  ti scuotono,
ci sono dei colori che profumano di liberta',
ci sono dei colori che sono semplicemente dove li hai sempre visti,
ci sono dei colori che ti fanno svegliare con il sorriso,
ci sono dei colori che sono cosi' magici che diventano musica,
ci sono dei colori che vorresti che il sole non giungesse mai,
ci sono dei colori che vanno cosi' di fretta che avresti voglia di piangere,
ci sono colori che profumano del tuo viaggio piu' bello ma sono esattamente a casa tua.




Campagna Toscana

Risveglio Mattutino, con Vista i Colli di Cusignano, San Miniato 





















#CampagnaToscana
#SanMiniato
#ViaggiatoridelGusto
#Baccoperbaccoit

giovedì 31 luglio 2014

Nei dintorni di Volterra…

     
            Nei dintorni di Volterra…

    " Foto di Carlo Tardani" 

  L’Alta Val di Cecina è costituita dai  territori comunali di Castelnuovo Val di Cecina, Montecatini Val di Cecina, Pomarance, Monteverdi Marittimo e Volterra. Delimitata ad ovest dalla Val di Cornia e dalla bassa Val di Cecina, a nord dalla Val d’Era, a est dall’alta Val d’Elsa e a sud dalle Colline Metallifere.
Possiede un ricco patrimonio storico, artistico, archeologico e paesaggistico come le Colline Metallifere, le Foreste di Berignone-Tatti e Monterufoli, la macchia mediterranea , colline, calanchi, tanto da ispirare letterati come Stendhal, Lawrence, D’Annunzio, Cassola e Dante Alighieri. Volterra è il centro culturale dell’intera vallata.
Venendo dalla località La Sterza in direzione Volterra troviamo Spedaletto,nel Comune di Lajatico, La Villa di Spedaletto fu una delle ville di Lorenzo il Magnifico, fa parte delle cosiddette ville medicee. Spedaletto deve il suo nome a uno "Spedale" dei cavalieri ospitalieri di Altopascio situato nelle vicinanze. 

A pochi km da Volterra, sulla strada che da Volterra va a Colle Val d'Elsa, si trova Mazzolla, piccolo borgo di forma circolare, silenzioso nella meraviglia del paesaggio collinare e boscoso  di Volterra. Si narra che questa località risalga ad un insediamento etrusco, di nome Mazzum, ma il primo documento storico attestante l'esistenza di Mazzolla risale all'anno 1000, anno in cui ospitò il vescovo di Volterra. Attualmente è abitata da circa trentacinque abitanti, conserva la configurazione urbanistica dell'antico borgo: vi si distinguono la chiesetta di rito cattolico, dedicata al martire San Lorenzo, con l'antica facciata romanica e l'interno inizio secolo diciannovesimo, e la villa residenziale, proprietà della famiglia Viti. La villa è una piacevole sovrapposizione di stili che vanno dal medioevo all' 800: si affaccia su un ampio giardino con agli angoli, ancora visibili, i due torrioni di difesa da cui si gode una splendida vista su Volterra. Nel giardino si trova una vasca con planimetria ovale, profonda circa 6 metri, larga 5 e lunga 18, risalente al diciottesimo secolo. La facciata in stile neo-gotico a due piani, opera dell'architetto Luigi Campani, ingloba al centro un'antica torre. E' caratterizzata da quattro nicchie al piano terra con altrettante statue allegoriche in pietra rappresentanti i quattro continenti allora conosciuti ed altre quattro nicchie al primo piano, con busti dei sommi poeti Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso.


Seguendo la statale 53 del Cornocchio in direzione Gambassi, si innalza, tra le sorgenti dell’Era Viva, il piccolo borgo di Pignano, composto da porta, mura castellane e Pieve del XII sec., da una villa del XVIII sec. e da rustici adibiti ad abitazioni. Un posto di antica memoria.
Chi visita questo luogo per la prima volta, non può non rimanere affascinato dal paesaggio ― alternato da macchie di bosco, olivi e colture — dai giardini adiacenti la villa, dalla piscina scavata nella roccia e dalla sontuosa eleganza delle costruzioni signorili.
Il piccolo Borgo è stato acquistato da un ricco filantropo inglese che lo ha dato in gestione a un gruppo di amici per sperimentare una particolare forma di convivenza comunitaria, basata sulla sostenibilità ecologica e sul progetto di realizzare, nel lungo periodo, l’autosufficienza alimentare ed energetica, un'ecovillaggio.

  Sul pendio orientale del Poggio La Croce sorge Montecatini  Val di Cecina, l’antico Monteleone, dominato da una torre, antica dimora della famiglia Belforti, ai cui piedi si estende il centro abitato,con caratteri medievali, costruito intorno agli edifici rappresentativi del potere politico e ecclesiastico. La trecentesca chiesa di San Biagio e il Palazzo Pretorio che ospita la parte documentaria del Museo delle Miniere a cui si accompagna,fuori dal paese,l’antico impianto minerario oggi visitabile. Il paesaggio attorno è di rara bellezza, tra questi il Castello di Querceto circondato da boschi. Anche l'abitato di Sassa, posto su un colle,conserva l'antica struttura intorno alla torre e alla chiesa di San Martino. Interessanti sono gli insediamenti di Casaglia, Miemo,Gello, Buriano e le antiche miniere di rame situate in prossimità dell'abitato di Montecatini. Sempre nel territorio del Comune di Montecatini Val di Cecina troviamo Ponteginori costruito nel 1919 dalla Società Solvay, costituisce in Val di Cecina un esempio unico di villaggio industriale tipico delle aree minerarie del nord Europa.      www.comune.montecatini.pi.it

  Sulla direttrice che da Volterra porta a Massa M.ma e al mare si trova Pomarance, comune geotermico per eccellenza. La vista nel centro della città si rivelerà interessante, i dipinti di Cristofano Roncalli, di Nicolo Cercignani e dell'Ademollo nella chiesa di San Giovanni, il Palazzo Pretorio, i Palazzi Ricci, Bicocchi,Bardini e De Larderel. La sua cinta muraria trecentesca con la Porta Orciolina e la Porta di Casole. Interessanti gli itinerari che si offrono al visitatore, gli antichi borghi medievali arroccati su aspri colli come Micciano,Libbiano,Lustignano, che ancora attestano l'origine castellana, 
San Dalmazio 


Dove sono interessanti i resti di mura medievali con due porte che racchiudono l'abitato della forma pressochè circolare e la chiesa di forme romaniche conservante un tabernacolo in terracotta della bottega di Luca della Robbia. Nelle vicinanze i resti dell'imponente Rocca Sillana. Montegemoli dal castello con la torre rotonda dalle forme rinascimentali. Anche Montecerboli ha la struttura circolare di un antico castello con borgo medievale. Dal punto di vista urbanistico interessante è Serrazzano che del periodo medievale conserva due porte della cinta muraria e tracce del basamento murario a scarpa, nonché la chiesa di San Donato dove al suo interno presenta volte gotiche e la chiesa romanica di S. Antonio. La Val di Cecina possiede anche i suoi prodotti enodgeni, l'Alabastro, salgemma,estratto nelle industrie di saline di Volterra ,che si trova nel territorio del comune di Volterra, e il calore dei soffioni boraciferi sfruttato nelle centrali termoelettriche di Larderello, tipico centro industriale con la chiesa progettata da Michelucci e un'interessante museo della geotermia.  www.comunepomarance.it


Circondato da folti boschi di castagno, situato a 576 m.s.l.m, spartiacqua tra la Valle del Cecina e quella del Cornia si trova Castelnuovo Val di Cecina con il suo suggestivo borgo medievale a forma di pigna. Arroccato sulla collina conserva ancora l'antico impianto urbanistico dominato dalla chiesa del Santissimo Salvatore che sorge dove si ergeva l'antico Castello. Il territorio è caratterizzato da importanti fenomeni di natura endogena e da borghi di grande interesse come Montecastelli , posizione strategica sulla Valle del Pavone, con la possente struttura della torre medievale a base quadrata, la chiesa romanica di S.S Filippo e Giacomo del XIII Sec.  a tre navate  densa di pilastri con capitelli figurati. Nelle vicinanze del cimitero  si trova la Buca delle Fate , ipogeo etrusco del VI Sec A.C.  



Sasso Pisano, vicino al grazioso borgo della Leccia , 


presenta oltre al piccolo centro storico i resti di un antico impianto termale etrusco. Già in prossimità del borgo è possibile osservare  i suggestivi fenomeni naturali,che danno  al paesaggio un aspetto fantastico, delle putizze e delle fumarole che si fanno più evidenti seguendo un apposito percorso segnalato.  www.comunecastelnuovovdc.it  

Il centro più vicino alla costa tirrenica è Monteverdi Marittimo a 365 m.s.l.m, immerso in boschi con vegetazione tipica della macchia mediterranea. La pianura dove si affaccia era la provincia romana denominata Giulia ossequiosa. Per le origini dei due borghi di Monteverdi e Canneto bisogna citare il  Monastero Benedettino di San Pietro in Palazzuolo, fondato da un nobile longobardo. Il primo insediamento conosciuto è del 754 nella zona chiamata Badiavecchia , subito fuori dall'attuale centro abitato, poi trasferito dal 1100 al 1200 su un colle dove oggi sono visibili i resti dell'Abbazia. All'interno del cento storico  di Monteverdi ci sono due edifici religiosi la chiesa di Sant'Andrea con all'interno la Madonna col bambino di F. Valdambrino e la cappella del santissimo sacramento ,a fianco della chiesa, con all'interno il Cristo nero, crocifisso ligneo del XIV – XV sec. Esposto e visibile solo ogni tre anni. Tutto l'abitato è attraversato da Rughe,come un fitto reticolo di percorsi con piazzette e scorci suggestivi.www.comune.monteverdi.pi.it

Fonti : Materiale informazione turistica del Consorzio Turistico Volterra Valdicecina.  



 #BaccoreunionVolterra
#Volterra
#11Ottobre2014
#BaccoReunion
#Viaggiatoridelgusto 

domenica 20 luglio 2014

Anteprima : Volterra, natura, arte e cultura. Tremila anni di storia


 Volterra, natura, arte e cultura. Tremila anni di storia


 Gioiello d’arte etrusca, romana, medievale e rinascimentale, posizionata in un colle a 550 metri domina la Valle del Cecina fino al mare. Città magica e misteriosa porta in se tremila anni di storia, Volterra e la sua bellezza.
Velàthri è il suo nome etrusco,in greco antico, Βελάθρη, fu una delle dodici città principali della confederazione etrusca. Il suo nome etrusco è ben leggibile nella serie di monete conservate al Museo Guarnacci. Verso la metà del III secolo a.C. entra nella confederazione italica con il nome di Volaterrae.
Del periodo etrusco, ben visibili ancora oggi rimangono le mura, costruite con ciclopici blocchi di pietra locale,la Porta all’Arco,costruita nei primi cinquanta anni del IV sec A.C, orientata a sud, verso il mare, la Necropoli dei Marmini e i reperti archeologici conservati nel Museo Etrusco Guarnacci, dall’Ombra della sera con il suo profilo unico, alle urne cinerarie, ai gioielli. Dell’età Augustea rimane il teatro di Vallebuona. La struttura urbana, la cinta muraria, i suoi palazzi, le case-torri, le chiese e le sue viuzze sono di epoca medievale.


La Cinta muraria  fu edificata nel XIII secolo, durante il periodo consolare, come rifacimento e rafforzamento della muraglia etrusca, fu proseguita metodicamente fino al 1254,anno in cui i fiorentini imposero con le armi  il governo di parte guelfa. Nel 1260 il regime ghibellino, succeduto a quello guelfo, ingaggiò quaranta maestri affinchè fosse rafforzato il sistema difensivo della città  ritenuto vulnerabile.


 Le Porte della cinta muraria sono:
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Piano di Castello, vicino a questa porta sorse il Palazzo vescovile atterrato dai fiorentini dopo il 1472 per la costruzione della Rocca Nuova, il Maschio.
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Contrada dei Fornelli, Porta all’Arco.
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Porta di San Felice accanto alle Fonti di San Felice, la fonte è stata oggetto di continui interventi nel tempo, al fine di utilizzare l’acqua per usi potabili, abbeveratoio, lavatoio e nella seconda metà dell’ottocento per scopi curativi. Dette anche Guarnacciane da Monsignor Mario Guarnacci che le scoprì nel 1760. Da documenti epigrafici sembra che il complesso termale sia stato dedicato all'imperatore Gordiano e per tanto riferibile al III sec D.C. Sono ancora ben visibili i resti della fornace per il riscaldamento (ipocaustum), due bagni per le immersioni fredde (frigidarium), una stanza destinata al bagno tiepido (tepidarium), una sala sospesa sull'ipocaustum destinata al bagno caldo (calidarium) e un ambiente per la sauna (sudatorium)
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Porta di San Francesco detta anche di Santo Stefano o Porta Pisana, edificata dopo il 1260.
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Porta Fiorentina detta di S. Agnolo, costruita dopo il 1261.Al di sopra aveva una torre per l’abitazione dei custodi,come le altre porte della città, nel 1530 la torre sovrastante saltò in aria per un incendio casuale delle polveri. Questa porta apparve più vulnerabile delle altre e nel 1543 fu eretto un bastione detto il San Marino.
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Porta Docciola, la fonte e la porta sono state costruite da capomastri diversi per diverse  funzioni .Il capomastro ha posizionato la porta,dopo il 1260,in modo che l’asse geometrico e visivo incidesse sul pilastro centrale della fonte, terminata nel 1244.
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Porta Marcoli, metteva in comunicazione la città con la fonte di Marcoli,si ritiene che sia stata aperta nel corso del 300.
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Porta a Selci, costruita nel XVI Sec.

Nonostante la civiltà rinascimentale abbia interessato Volterra in maniera notevole, l’atmosfera e la struttura medievale ne sono rimasti inalterati. Di epoca rinascimentale sono i Palazzi Minucci - Solaini, Incontri-Viti, Inghirami, il Complesso conventuale di San Girolamo e la Fortezza Medicea, che dall’alto della collina domina Volterra. 

La Fortezza, oggi Istituto di pena, fu costruita nel 1474, due anni dopo che la città di Firenze aveva conquistato Volterra, alla fine di una dura guerra per il controllo delle miniere di allume, minerale usato nella lavorazione dei tessuti. Non era destinata soltanto a proteggere la città ma soprattutto per tenerla sotto controllo e impedire ribellioni. La parte più a est esisteva già prima, fu completata nel 1292,e costituiva il castello più antico, il Cassero, destinata a proteggere la zona intorno a Porta a Selci.
Nel 1343 Gualtieri di Brienne , Duca di Atene e signore di Firenze, prese il controllo del Cassero costruendo una nuova torre poi unita al Cassero.
Nel 1430 si dette inizio alla costruzione dello sperone definito “la scarpa”, terminato nel 1432. Tutto il settore est, il più antico viene chiamato “ Rocca vecchia” o “ Femmina” , mentre la parte nuova, interamente realizzata in pietra, è composta da due parti: il “Mastio”, all’estremità ovest , costituito da una grande torre circolare all’interno e da una cortina muraria a forma quadrata ai cui angoli sono collocate quattro torri circolari.
Fra il Mastio e la Rocca vecchia fu costruita una doppia cortina che univa le due rocche che consentiva di ricoverare una consistente guarnigione. Le torri e le mura presentano un camminamento sostenuto da beccatelli sporgenti verso l’esterno che erano destinati alla difesa piombante, cioè al lancio delle pietre ed altro materiale contro gli attacchi. Il camminamento fu costruito anche nelle parti più antiche.

         CHE COSA VEDERE ALL’INTERNO DELLA CITTA’ VOLTERRA    


L’Acropoli Etrusca, Piazza dei Priori; Palazzo dei Priori il più antico palazzo comunale della Toscana, costruito agli inizi del duecento, dove è possibile visitare alcune sale e dove sono conservate opere d’arte.
Piazza San Giovanni, la Cattedrale, il Battistero, le Porte della città, Palazzo Ruggeri, la Chiesa di San Michele, il Teatro romano; Palazzo Minucci, qui  hanno sede la Pinacoteca e Museo civico dove vi sono esposte le principali opere d’arte della città, tra cui preziose tavole lignee del Rinascimento, i quadri di Luca Signorelli, Domenico Ghirlandaio e la deposizione del Rosso Fiorentino. 

L’Ecomuseo dell’Alabastro,Palazzo Viti, le Case torri Toscano; Museo Etrusco Guarnacci, uno dei principali musei etruschi al mondo, conserva l’Ombra della sera, la celebre urna degli Sposi insieme ad una grande raccolta .Museo della Tortura, Palazzo Cangini, Palazzo Inghirami, il Parco Archeologico, Fortezza Medicea, le Fonti di Docciola, Case torri  Buonparenti, Chiesa di San Francesco, Fonti San Felice ;Museo Diocesano d’arte sacra, dove è possibile vedere opere provenienti dalla Cattedrale e da Chiese della Diocesi, quadri, arredi sacri, libri liturgici Medievali e Rinascimentali. In giro per la città è possibile vedere le esposizioni nelle botteghe artigiane dove viene lavorato l’Alabastro.




L’Alabastro​
Volterra è una città di pietra, di pietra sono le strade, di pietra sono le sue torri e i suoi palazzi e di pietra sono le sue mura austere. Tutto è fatto di una pietra giallo-grigia, il panchino, da cui spesso abbassando lo sguardo nel pavimento  affiorano conchiglie di rara bellezza.
La provenienza del nome "alabastro" è certamente egizia e forse deriva dalla città di Alabastron, celebre anticamente per la fabbricazione di vasetti e di anfore destinati a conservare i profumi. L'alabastro gessoso, quello che viene lavorato in Volterra ed in particolare quello estratto dal sottosuolo di Castellina Marittima, si è formato nel periodo miocenico in seguito ad un processo di sedimentazione e concentrazione del solfato di calcio contenuto nelle acque marine. Si tratta di una candida pietra che per la sua particolare morbidezza si presta ad essere più facilmente lavorata del marmo.
Gli Etruschi se ne servivano per costruire sarcofaghi e urne cinerarie con ricche decorazioni raffiguranti l'immagine del defunto insieme a scene di vita quotidiana. In questo loro artigianato gli Etruschi usavano solo l'alabastro più pregiato, quello privo di impurità, lo coloravano superficialmente con sostanze minerali e certe volte lo ricoprivano di sottilissime lamine d'oro. I pochi rari reperti in alabastro di epoca medievale e rinascimentale testimoniano la totale decadenza in quel periodo dell'impiego di questo materiale. L'artigianato alabastrino comincia però a rifiorire nel 1600 quando, oltre ad opere esclusivamente artistiche si estende la lavorazione ad oggetti di arredamento da lanciare sul mercato. Alla fine del 1700 grande animatore dell'industria dell'alabastro fu Marcello Inghirami Fei che seppe unire ad un eccezionale talento artistico, un notevole intuito per gli affari e grandi capacità organizzative. Tra i numerosi meriti di questo nobile volterrano sono da sottolineare quelli di avere cominciato per primo l’uso dei giacimenti sotterranei di Castellina, che producono un alabastro d'incomparabile bellezza, di avere creato impianti di lavorazione più moderni e capaci di produrre manufatti di notevole pregio, di avere creato una grande scuola laboratorio dove più di cento allievi lavoranti potevano apprendere, sotto la direzione di abili maestri italiani e stranieri, l'arte della lavorazione dell'alabastro, di avere dato inizio ad un importante processo di crescita.
“ […]Desideroso di giovare con le notevoli ricchezze in suo possesso allo sviluppo di Volterra, nel 1791 aprì a S. Francesco, nei locali del soppresso monastero di S. Dalmazio, uno studio per la lavorazione degli alabastri con l'intento di risollevare un'industria locale che allora versava in condizioni di assoluta decadenza. A tale scopo Marcello Inghirami  Fei invitò alcuni tra i migliori artisti del suo tempo (Tei, Cornelio e Desmarais dalla Francia, Valinter da Roma, Castellari da Torino, Barducci e Costoli da Firenze) affinché prestassero la loro opera come istruttori di disegno, di ornato e di scultura nel suo laboratorio e il successo della sua iniziativa fu tale che durante il periodo della sua attività (1791-1799) la "fabbrica" Inghirami fornì lavoro ed istruzione professionale a circa cento artigiani promuovendo inoltre un'ampia diffusione commerciale dell'alabastro lavorato con l'apertura di magazzini per la vendita a Firenze, Livorno, Roma, Napoli, Venezia, Trieste e Vienna. […]” Fonte : SIUSA.archivi.beniculturali.it
Sono trascorsi più di due millenni da quando gli Etruschi ne iniziarono la lavorazione, ma l'alabastro, pur tra numerose difficoltà, si lavora ancora in Volterra e, pur non costituendo, come è stato in un recente passato, il settore trainante della sua economia, è senz'altro ancora l'elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia. Fonte :  comune.volterra.pi.it

                    COSA POTER VEDERE FUORI DALLA CITTA’
Chiesa di San Giusto, in prossimità di questa chiesa si trova un notevole ipogeo, composto da alcune camere scavate nel sottosuolo con basi per la deposizione delle urne e sorretto da pilastri ricavati nelle roccia stessa: è databile al secolo V a.C. Le Balze, Badia Camaldolese, Necropoli Etrusca, Chiesa di San Girolamo e Chiesa di San Alessandro.
Volterra offre anche delle bellezze naturali,centro della Val di Cecina il suo territorio circostante è di rara bellezza, con riserve naturali. La sua campagna di dolci colline argillose, i calanchi, vastissime aree di bosco, gli affioramenti rocciosi e  gli ambienti montani delle sorgenti del fiume Cecina. La strada che ci porta da Volterra a San Gimignano ci regala un panorama incredibile,appena usciti da Volterra troviamo il Cerchio di Mauro Staccioli, opera d'arte contemporanea.



Le sue specialità gastronomiche della tradizione Toscana come la selvaggina cucinata con arte, la trippa, la mattina del  primo maggio  è usanza  far colazione con la Trippa Volterrana presente in ogni bar della città,le origini di questa tradizione vengono attribuite agli alabastrai . La zuppa alla volterrana, i  formaggi, cereali, l'olio  e il vino.


Le  distanze dalle altre importanti città:
Volterra - Pisa  65 km, Volterra -Lucca 80 km ,Volterra- Livorno 70 km, Volterra- Roma 300 km ,Volterra - Firenze 70 km, Volterra - Siena 50 km ,Volterra- San Gimignano 25,Volterra- Bibbona, Bolgheri (Strada del vino e dell’olio Costa degli etruschi)  37 km ,Volterra – Baratti 62 Km.  

“ Isabella  forse in quell'ora viaggiava per Volterra, a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno.” 

Gabriele D’Annunzio  



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