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mercoledì 23 settembre 2015

CANTINE PIRRO,Nero di Troia


                      CANTINE PIRRO, Nero di Troia.


Cantine Pirro
Serra dei Bisi- Piazza Pirro 2- 71029 Troia (FG)

Siamo nella campagna di Troia, in quel tavoliere color oro del grano battuto, una linea dorata che si incontra con il blu del cielo, il tutto in un contesto di intensa luminosità.
Strade che tagliano la pianura tra il blu e color oro, percorrerle è partecipare ad un’emozionante suggestione.
Abbiamo appena passato il delizioso borgo di Troia e siamo 350 m. S.l.m.
Arrivati nella cantina dell’azienda agricola biologica Pirro Stefano Maria
primi ad accoglierci sono i fedeli guardiani, dei Pastori Maremmani, e i bambini che stanno giocando, ad un certo punto spunta un gatto, un cucciolo.
I custodi della Cantina e Azienda Agricola



Un bellissimo Tratto della Via Francigena del Sud
Vista del Paesaggio,dalle Cantine Pirro

Un Pellegrino sulla Via Francigena del Sud
nella Tappa:
Celle San Vito-Troia

Siamo lungo la Via Francigena del Sud, la cantina è situata lungo il tratto che da Celle San Vito collega a Troia.
L’azienda Pirro racconta di una storia fatta di passione, caparbietà , voglia di crescere e attenzione verso i prodotti autoctoni di una terra aspra e dolce.

Siamo nel nord della Puglia, nella Capitanata, Provincia di Foggia.
Nel 2008 Stefano Maria Pirro inizia a vinificare con le uve Nero di Troia.
Il Nero di Troia è un vino autoctono e interessa le zone di Barletta, Andria e Trani.
La famiglia ha avuto un vitigno fino al 1970, dove ricavava produzione di vino per uso familiare, già con Federico II questa zona della Puglia produceva vino.
Il Nero di Troia non è una zona geografica ma un tipo di uva.

Dove avviene la Vinificazione
nelle Cantine Pirro
Una Piacevole intervista con il proprietario
Stefano Maria Pirro 




La leggenda narra che il mitico eroe greco Diomede, conclusa la guerra di Troia, navigasse per il mare Adriatico fino a risalire il fiume Ofanto e lì, trovato il luogo ideale, vi ancorasse la nave con delle pietre delle mura della città di Troia che aveva portato con sé come zavorra, utilizzandole come cippi di confine per delimitare il territorio di quelli da quel momento si chiamarono i Campi Diomedei. Sempre la leggenda aggiunge che Diomede aveva portato con sé, come ricordo, quei tralci di vite che, piantati sulle rive dell'Ofanto, dettero origine all'uva di Troia.

La linea del Vino,pronta per la Vendita e la spedizione


Altre ipotesi, riferite ad un tempo più vicino, fanno derivare il nome dell'uva di Troia dalla cittadina pugliese di Troia, appunto, in provincia di Foggia o, ancora, dalla città albanese di Kruja o Cruja (il cui nome sarebbe poi stato vernacolizzato in Troia) o, infine, dalla regione galizio-catalana della Rioja.

L'interno della Cantina

I sette ettari di vigneto dell’Azienda si trovano nelle zone più vocate di Troia per esposizione e composizione del terreno.
La  cantina è stata costruita nel 2008 secondo criteri di architettura eco-compatibili. Energie alternative, utilizzo di pietra e legno e fito-depurazione delle acque sono tra gli “accorgimenti” utilizzati.
Il metodo Bio è l’approccio che Stefano Maria ha fatto proprio per mantenere la pianta in equilibrio in modo armonico e consentire l’espressione di un prodotto ben caratterizzato.


Tonneaux di rovere francese

Per conoscere il vino autoctono di questo territorio, un vino che riesce ad esprimere ed esaltare le caratteristiche di questa terra.


IPSO, PITAPPI, EPIRO sono le linee di produzione vino dell’Azienda, le due linee e la terza più raffinata.


IPSO, PITAPPI, EPIRO 



La linea IPSO

Nero di Troia Bianco, 100% Nero di Troia, ideale per esaltare piatti di pesce; ottimo anche come aperitivo.
Nero di Troia Rosso, I.G.T , 100% Nero di Troia , ideale per esaltare e accompagnare piatti tipici della cucina tradizionale  mediterranea.

Nero di Troia
IPSO
CANTINE PIRRO


La Linea  I PITAPPI

Questa linea è dedicata alla figlia del proprietario, il Sigr. Pirro Stefano Maria, Pitappi fu la prima parola che la figlia  pronunciò. L’immagine nelle bottiglie di questa linea  è un disegno fatto dalla figlia.

L'originalita' nella sua etichetta

Nero di Troia Rosato, I.G.T, 100% Nero di Troia, ottimo come aperitivo, si accompagna molto bene ad antipasti di mare, minestre leggere, pesce al forno e carni bianche.
Un vino gentile, delicato e di personalità.

Nero di Troia I.G.T
Rosato
I PITAPPI

Nero di Troia Rosso, I.G.T, 100% Nero di Troia. 6 mesi in Tonneaux di rovere francese, affinamento in bottiglia. Si abbina ai grandi primi della cucina tipica pugliese, arrosti, brace e cacciagione.


Nero di Troia I.G.T
I PITAPPI

La linea EPIRO

Questa è la linea più raffinata del Bianco di Troia e Nero di Troia.

Nero di Troia Bianco, 100% Nero di Troia. 6 mesi in Tonneaux di rovere francese, affinamento in bottiglia. Esalta i primi piatti a base di sughi di mare, ottimo anche con formaggi stagionati.
Ottimo vino dal colore con sfumature ambrate e fruttato, un sapore intenso, da abbinare su spaghettone con favette novelle, pecorino di masseria e triglia di scoglio.
Nero di Troia Bianco
EPIRO



Nero di Troia Rosso, I.G.T, 100% Nero di Troia. 12 mesi in Tonneaux di rovere francese, affinamento in bottiglia.
Si abbina a salumi, formaggi semi stagionati, carni d’agnello alla brace e cacciagione.
Rosso Rubino brillante e di buona tannicità.







Il Vino

I Vini


Per maggiori informazioni e contatti:


Immerso nel verde,il ristorante dell’agriturismo Pirro accoglie i suoi ospiti in uno splendido casale del '700 con piatti della tradizione e degustazioni di prodotti tipici locali. 

Antica Mappa della Masseria 

Oltre alla cantina e al vigneto, all’interno dei possedimenti dell’azienda la famiglia Pirro ha un agriturismo con ristorante, pizzeria, camere e piscina.
Un ambiente dove si manifesta lo spirito dell’ospitalità; grande, spazioso e scelto nei dettagli. Il ristorante è in pietra dove i proprietari hanno voluto riscoprire i materiali che appartenevano all’antica architettura della Masseria.


Una gustosa Cucina Mediterranea


La cucina proposta è tipica regionale con prodotti dell’agriturismo e vini della cantina Pirro.
E’ possibile avere a disposizione una sala per conferenze ed eventi.
All’interno dell’agriturismo non mancano maiali, cavalli, animali da cortile e asini.
Appena arrivati si respira l’aria di una masseria, 
si trova il pozzo originario,in pietra, serviva alla famiglia per gli approvvigionamenti di acqua.

Un sodalizio tra l’originario stile della masseria  e modernità.
L'infinita bellezza vista dal Vigneto


Un simpatico amico per tutti i bambini


Per maggiori informazioni : info@agriturismopirro.com 
Telefono0039 349 1723891

Pirro
Azienda Agrituristica

Relax dove bere il buon VINO
Il Vigneto


Stefano Maria Pirro
ci racconta tutta la sua storia della terra e del vino

Un bellissimo viaggio nei sapori e nel gusto


Ringraziamo l'Azienda Agricola Biologica PIRRO STEFANO MARIA,TROIA (FG)
per averci raccontato e accompagnato in questo bellisismo viaggio.



#Cronachedibacco
#Viaggidibaccoincantina
#NerodiTroia

                                                             

domenica 6 settembre 2015

MA CHI E’ QUESTA FIGURA?

                                          MA CHI E’ QUESTA FIGURA?
Unico nel suo genere, ha vissuto soltanto in Capitanata, Provincia di Foggia, raccoglitore di frutti spontanei, cacciatore con la balestra, pescatore, carrettiere.
Spirito libero, contadino senza terra.
Forniva alimenti all’intera città, tanto da caratterizzarne la cucina. Le donne terrazzane andavano a spigolare il grano, tra cui quello arso. ( da Posta Guevara, Quaderno di Puglia)
Rappresenta un fenomeno arcaico circoscritto e forse unico in tutta Italia , almeno per quel riguarda le sue caratteristiche generali.



“ I gelsi (i civeze) I gelsi in questo mese, vedi che escono: alla fine del mese di aprile e maggio. Noi andavamo sulla via della Serpe, dove c’erano tantissimi alberi di gelsi. Anziché prendere la strada della Cartiera prendi quella a destra , ci sono un sacco di alberi, ad un lato e l’altro della strada . Io è dal ’35 che non vado li.
Noi salivamo e li raccoglievamo i gelsi. Le persone quando arrivava il tempo dei gelsi andavano a mettere il panno sotto, scuotevano l’albero e i gelsi andavano li sopra. Noi Terrazzani andavamo , ma anche gli altri del paese si erano appassionati a quel fatto. C’era uno che si chiamava “Bidone“ che ci andava. Erano cose che si vendevano in cinque o sei giorni, si vendevano al mercato.
Loro facevano questo e nello stesso periodo altri andavano a lumache , e altri ancora  a capperi. Quando arrivava il momento si andava, e poi si finivano. Noi abbiamo fatto tutti i mestieri.
Noi rubavamo i ravanelli a “ Filiase” e lui li andava vendendo: “ Compratevi i ravanelli!” . Era Luigi “ l’Acchiappacani”. “




I terrazzani sono sempre stati descritti come i miserabili di Foggia ed era vero, però bisogna anche controbilanciare tale affermazione col dire che i terrazzani non sono mai morti di fame. Mangiavano ogni tipo di alimento spontaneo, mangiavano relativamente molta carne perché erano loro i cacciatori. Se a questo aggiungiamo che svolgevano un lavoro nella massima libertà,senza un padrone, abbiamo l`immagine di un personaggio che non se la passava poi tanto male, anche considerando il fatto che i lavori agricoli e pastorali,un tempo, si svolgevano in un clima di semischiavitu`. 
I terrazzani avevano uno spirito libero raccoglievano frutti spontanei, cacciavano e pescavano, si appartavano dal resto della città, si sposavano tra loro. Dai rioni tradizionali delle città di Foggia, Cerignola,San Severo, Manfredonia ecc.. prima del sorgere del sole andavano nelle nocchiariche,nei pascoli,nelle marane,nelle paludi, nei fiumi,per procurarsi i frutti spontanei della terra,vegetali e animali. 
Erano grandi conoscitori di verdure,piante,radici.



Questi lavoratori invadevano poi i mercati della loro città con i suddetti prodotti. Costavano pochissimo perché l`offerta era enorme. Erano quindi loro i depositari delle diverse modalità culinarie della tradizione del Tavoliere. 
La cucina foggiana coincide con quella del terrazzano. 
Da La cucina dei terrazzani di Angelo Capozzi.
VERDURE DELLA TERRA DI CAPITANATA, ERBE SPONTANEE COMMESTIBILI:
Dialetto, nome locale (nome italiano). Da Posta Guevara, Quaderno di Puglia.


Aglie, Aglio selvatico
Sparace, Asparago
Barbe de crepe, Barba di capra ( Barba di becco)
Jete, Bietola selvatica
Burrace/ Vurraine, Borragine
Carduncielle, Carboncello ( Cardogna )
Cardone janghe, Cardone bianco ( Cardo mariano)
Cardone de ciucce, Cardone nero ( Onopordo tormentoso)
Pasteneche,Carota selvatica
Cecurielle, Cicoriella ( Cicoria)
Cecurione /Maroglie, Cicorione ( Tarassaco)
Cimamarelle, Cimamarella ( Cavolo giunchiforme)
Rapeste/ Lassanelle, Cimedolci ( Senape selvatica)
Erba cipollina
Farinaccio
Fenucchielle, Finocchiastro
Lambascione ( Lampascione)
Lattughelle, Lattughella
Luppolo
Marsciuole, Marasciuolo ( Senape bianca)
Ardiche, Ortica
Prichiacche,Portulaca ( Porcellana comune)
Ruchele, Rucola ( Ruchetta selvatica)
Ruchele d’uorte ( Rucola comune)
Scarole, Scarola
Accetielle, Sedano selvatico
Sevone/Casine,Sivone ( Graspino)
Spinacio
Sperelle,Spirella ( Buglossa azzurra)

RICETTE DI IOLANDA IACUZIO E GIUSEPPINA D’ANGELO.
Da La cucina dei Terrazzani di Angelo Capozzi.

PASTA E CIMAMARELLE , Ingredienti per sette persone:
2 kg di Cimamarelle , 1 kg di pizzarelle, oglio, olio e peperoncino.
Preparazione: Si cucina la verdura e a metà cottura si aggiunge la pasta. In un tegamino si fanno soffriggere l’aglio e peperoncino nell’olio. Questo sarà il condimento di pasta e cimamarelle.
PIZZARELLE E FINOCCHIETTI SELVATICI , Ingredienti per sette persone:
1 kg di pizzarelle, 1 kg di finocchietti selvatici ( da nettare) , olio, pepe o peperoncino.
Preparazione: Si mettono a lessare i finocchietti selvatici. A metà cottura si buttano le pizzarelle. Si condisce il tutto con olio, pepe o peperoncino.
Per Natale :
Il giorno di Natale si preparava il timballo,la carne arrostita e l’insalata mista, c’erano cioè il finocchio,il ravanello, la sc-karola, ecc.. .Poi mangiavamo la frutta secca e la frutta di stagione. ( Iolanda)
Quando una donna allattava:
Quando una donna “ comprava” il bambino, le preparavano il brodo di colombo con le “ punte d’ago” , le facevano bere birra, altrimenti il latte non lo produceva. Anche il vino era buono per quel fatto. Durante i nove mesi di gravidanza, come sentiva un odore,come vedeva un cibo, subito glielo andavamo a comprare, ancora usciva la “ voglia” in faccia e sul corpo. Le verdure amare o dure non erano buone per il latte della donna.
Quando la donna non aveva latte al bambino davano il latte di Mucca; si bolliva, si aggiustava con un p’o d’acqua e zucchero e glielo facevamo bere.
Quando il bambino piangeva, si arrabbiava,perché voleva il latte della mamma gli mettevamo in bocca la “pupatella”, prendevi una pezzolina, gli mettevi lo zucchero dentro , la bagnavi all’acqua e la mettevi in bocca al bambino. ( Iolanda)
Quando uno aveva le fitte alle orecchie ( i cigghije e recchije ) si metteva nell’orecchio il latte di Asina. Oggi si mette il latte delle donne che allattano: è una cosa meravigliosa. ( Cesare)
Il caffè si faceva in casa alla “monachina”. Si metteva in una pentola e si bolliva. Il caffè si faceva alle feste. ( Cesare)
La cucina, il modo di alimentarsi, sembra essere depositaria dell’ambito economico, quello rituale e simbolico. La cucina come parte costitutiva  etnico-culturale, lo dimostra anche la “storia” della Copeta. Tale tipo di torrone ha origine araba; la voce “ quabbat”è attestata si dal principio del X Secolo ed è giunta in Italia al tempo delle Crociate . La documentazione pugliese è ricchissima.

Della bontà del dolciume e della sua esportazione in tutto il Regno di Napoli ci da notizia il De Tufo nel 1588: “Diverse cose portate in Napoli… copeta e marzapan di passi rari del la provincia di terra di bari…”
Di nomi di copetari nei secoli e di ricette ne esistono a bizzeffe da secoli.
Eccone una:
Ingredienti:
2 kg circa di miele
200 g di zucchero
300 g di mandorle tostate
100 g di albume di uova fresche
200 g di zucchero vanigliato in polvere
Ostie q.b
Preparazione:
In un calzerotto di rame mettere miele e zucchero a cuocere a fuoco basso, sino a quando i due ingredienti si sono ben amalgamati.
Aggiungere l’albume, montato in precedenza, e continuare a far cuocere, sempre a fuoco lento, rimestando sino a quando il tutto non sarà divenuto consistente.
Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Aggiungere lo zucchero vanigliato,le mandorle tostate e tritate e porre di nuovo sul fuoco; rimestare rapidamente.
Togliere dal fuoco, lasciare raffreddare un poco, dividere la massa in piccole porzioni tonde o rettangolari e porvi sotto e sopra un’ostia.
Disporre i pezzi in un piatto,dopo averlo spolverizzato con un po’ di amido perché i pezzi non abbiano ad appiccicarsi.
Da Luigi Sada, la cucina pugliese, Roma, Newton Compton 1994.
Per chi fosse interessato e interessata ad approfondire le ricette dei dolci, cibi delle ricorrenze, marmellate, sciroppi e liquori e altro ancora della cucina pugliese suggeriamo:
La basi della pasticceria e assaggi dalla tradizione di Capitanata in Puglia. Claudio Grenzi Editore, 2012 . Ricette redatte dai docenti : Antonio Lalla, Matteo Papagno e Lucia Di Domenico.
Buon viaggio…

#ViaggiareinItalia
#Viaggiatoridelgusto
#Terrazzani
#Cronachedibacco

sabato 5 settembre 2015

Masseria Posta Guevara,tra cielo terra e magia in Puglia.

            MASSERIA POSTA GUEVARA, un viaggio tra bellezze    
            architettoniche,naturalistiche e alla scoperta di antichi sapori.

Tra dolci pendii e cieli tersi si trova l’Agriturismo Masseria Posta Guevara, situato in località Giardinetto, nel pianoro dove si innesta il Tavoliere delle Puglie e i rilievi dei Monti Dauni.  
20 km da Foggia e a breve distanza da Castelluccio dei Sauri, Orsara di Puglia, Bovino e Troia.


Masseria Posta Guevara non è soltanto Agriturismo ma anche Fattoria didattica, con laboratori per bambini: Le mani in pasta, Chef per 1 giorno il cuoco contadino, Il piccolo pasticcere, Eco- laboratorio: il Ri-ciclo e Pentagramma dei 5 sensi, emozioni tra musica , gusti , sapori e colori. Si organizzano anche corsi di cucina.

L’Azienda si propone, inoltre, di divulgare l'amore per i giardini, parchi ed orti attraverso corsi di decorazione floreale, giardinaggio e tutte quelle attività che si ispirano al mondo della natura.
Grano Senatore Cappelli


Nell’Azienda si coltiva il grano duro della varietà Senatore Cappelli, riscoperto e rivalutato come grano d’eccellenza grazie all'elevata percentuale di lipidi, amminoacidi, vitamine, e minerali, nonché caratteristiche di elevata digeribilità.

Una Torta fatta in Casa,con le Farine di Produzione dell'Azienda

La Locanda dell’Agriturismo Posta Guevara offre  prodotti tipici, nello spirito della riqualificazione della cultura rurale e la rivalutazione della gastronomia locale, l’antica cucina del mondo rurale.
La Locanda vuole essere l’alternativa alle abitudini moderne.
La proposta gastronomica di Posta Guevara è improntata sull’autentica tradizione culinaria dei Monti Dauni che vede l’uso della pasta fatta in casa, l’uso di verdure selvatiche, carni di allevamenti locali o selvaggina. Tra le tipicità sono la pasta e il pane di farina di grano arso. L’uso di questa farina riprende una poverissima usanza contadina; dopo la raccolta delle messi venivano bruciate le stoppie. Le spigolatrici ,appartenenti alle famiglie più povere , ripassavano su quanto il fuoco aveva risparmiato , raccogliendo le spighe arse, ricavandone chicchi che venivano ridotti in farina,per farne poi pane e pasta: il cibo dei poveri.
Tra le varie specialità spiccano i “ Cavatelli di grano arso alla Guevara” : con salsa di pomodorini cucinati al forno a legna, per risaltarne il gusto del bruciato e del fumo, accompagnati da cacioricotta e peperoncino. Una vera specialità!

Orecchiette con Grano Arso Senatotore Cappelli,con Pomodorino cotto a Forno  a Legna su fonduta di  Cacio Ricotta


Lucia Di Domenico , proprietaria dell’Azienda e Chef, ha sempre creduto nelle potenzialità del grano duro Senatore Cappelli.

Lucia Di Domenico,proprietaria e Chef

Nel 1906 il Marchese Raffaele Cappelli, proprietario di numerosi poderi in capitanata, provincia di Foggia, decise di adibire alla coltivazione sperimentale uno di essi, il Ministro dell’Agricoltura gli fece il nome di Nazareno Strimpelli, agronomo e genetista, da anni impegnato nell’ibridazione delle specie di frumento sulla scia delle teorie di Mendel.
L’obiettivo di Strimpelli era quello di aumentare il ricavato dei raccolti , ciò era possibile dando origine a delle varietà di frumento resistenti alle intemperie e alle siccità specifiche dei diversi climi. Il regime omaggiò Strimpelli nominandolo Senatore, ma l’agronomo, poco interessato alla politica, scrisse una lettera a Mussolini declinando l’offerta. La richiesta fu respinta e malgrado la carica fosse stata ufficializzata Strimpelli continuò a dedicarsi assiduamente ai suoi studi. Strimpelli viene considerato un pioniere della rivoluzione verde, al contrario di ciò che avviene oggi dove le Multinazionali detengono i brevetti delle nuove specie rendendole spesso sterili per costringere gli agricoltori al rifornimento continuo e alla dipendenza con una conseguente perdita della biodiversità, ad un maggiore inquinamento e all’uso di OGM.
Anche il marchese Raffaele Cappelli fu nominato Senatore, nacque cosi il grano Senatore Cappelli che divenne allora uno dei più diffusi,ma al giorno d’oggi coltivato ormai in poche regioni di Italia data la sua scarsa resa quantitativa, la sua pianta ha un’altezza di oltre 1.80 m, superiore a quella del grano comune, ed è per questo a rischio di allettamento (il fusto con pioggia e vento tende a piegarsi rendendo più difficili le operazioni di raccolta).
E’ stato per decenni la coltivazione più diffusa del meridione, soprattutto in Basilicata e Puglia. Ad oggi si può ritenere una specie rara e pregiata in quanto non ha subito le alterazioni delle moderne tecniche di manipolazione genetica, preservandosi inalterata nel tempo, a tutto vantaggio del sapore e del contenuto nutrizionale: anche per questo gli esperti attribuiscono al Senatore Cappelli una elevata tollerabilità.
Nella Masseria Posta Guevara non manca la trasmissione di questo patrimonio culturale di elevato valore ambientale e sociale.


La proprietaria, Lucia Di Domenico, riesce a trasmettere l’importanza del valore della biodiversità attraverso i suoi prelibati piatti e in un ambiente spazioso, accogliente, caldo e autentico. La missione di Posta Guevara è rappresentare un luogo dove  memoria e rivalutazione dei prodotti di questa terra si fondono per far rivivere ai propri ospiti sapori e tradizioni dimenticate.



Il sito della Masseria Posta Guevara
Suggeriamo vivamente una sosta alla Masseria Posta Guevara come punto per poi scoprire i Monti Dauni con i suoi Borghi, il Tavoliere delle Puglie, la città di Foggia, Troia con il suo vino, il Nero di Troia. I proprietari della Masseria e il personale forniranno indicazioni per la conoscenza del territorio.
Monti Dauni, Puglia da scoprire.

ll territorio dei Monti Dauni è posto geograficamente al confine della Puglia con la Basilicata a sud-ovest, con la Campania ad ovest e nord-ovest, del Molise a nord-ovest e nord e ad est con la pianura del Tavoliere. Dolci rilievi e borghi su di essi adagiati, passeggiate lungo i sentieri di montagna percorsi nei secoli da guerrieri e pellegrini, mulini ad acqua ( Bovino, Roseto Valfortone) e forni a paglia rinascimentali ( Orsara di Puglia ,Roseto Valfortone ). Li, si troverà  storia, cultura, natura, enogastronomia e i suoi Borghi con le loro tipicità e tradizioni di transumanza e brigantaggio.
Accadia, Alberona, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Bovino, Candela, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle San Vito ( il  Borgo più piccolo di tutta la Puglia) , Deliceto, Faeto, Lucera, Monteleone di Puglia, Motta Montecorvino, Orsara di Puglia, Panni, Rocchetta Sant’Antonio,  Roseto Valfortore, San Marco la Catola, Sant’Agata di Puglia, Troia, Volturara Appula ,Volturino,Biccari e Pietramontecorvino.  
Non possiamo non ricordare il Museo Civico di Troia con all’interno dei tesori.


Allestito nei locali del pianoterra e del seminterrato di Palazzo D'Avalos, il Museo é diviso in cinque settori. Al piano terra sono stati sistemati i reperti di epoca contemporanea con opere di artisti troiani, mostre temporanee, mentre nel seminterrato quelli di epoca moderna, di epoca medievale, di epoca romana, di epoca pre-romana.
EPOCA MODERNA, I busti marmorei di Alfonso I d'Aragona (1396-1458) e della moglie, realizzati da F. Prinzi nel 1883, lo stemma multiplo dei D'Avalos e una bacheca con suppellettili seicentesche. Elementi del XVII sec.: epigrafi, stemmi di famiglie gentilizie, simboli di Confraternite e un altarino francescano con stemma in pietra. Nei muri sono incastonati stemmi gentilizi del XVI sec., un'epigrafe che espone gli effetti del concilio tridentino, numeri civici e la fontana della Canfora del 1588.
EPOCA MEDIEVALE, Sono allestiti croci bizantine, mosaici, sarcofagi, lastre sepolcrali e una tomba-colombario. Interessanti sono il sarcofago di San Secondino del VII sec., proveniente da Costantinòpoli, e la lastra sepolcrale di Rùbria Marcella del II-III sec. d. C. con la raffigurazione di una scrofa con sette porcellini.
  EPOCA ROMANA, Sono sistemati colonne granitiche romane, capitelli corinzi, epigrafi funerarie di liberti, di augustali, di primipili; la pavimentazione di un tratto della via consolare Trajana, pietre miliari del II sec. d. C., contenitori per aridi e una macina per cereali.
  EPOCA PRE-ROMANA, Sono raccolti in quattro bacheche reperti archeologici, risalenti al IV sec. a. C. Nella 1^ bacheca si possono ammirare: coppette a vernice nera, oinochoe trilobate, gutti a vernice nera, armilla bronzea a spirale, skyphos, crateri a campana italioti, brocche e olpette. Nella 2^ bacheca sono sistemati: epychisis, pissidi e coperchi a figure rosse, piatti di ceramica italiota. Nella 3^ bacheca vi sono: coppette a decorazione geometrica, kyathoi dàuni, armatura bronzea, cinturone sannitico e schiniere, coppe bianche di tipo Saint Valentin, kylikes biansate a vernice nera, boccali, olle globose. Nella 4^ bacheca sono posti: corredi tombali, punte di lance, kyathos, orecchini, spilloni bronzei, idrie àpule, kylix, fuseruole, lucerne, boccali, olle, sphagheion. In una bacheca da tavolo sono sistemate antefisse fittili e su un tavolo si possono ammirare teste maschili di pietra calcare appartenenti a stele funerarie dell'VIII-IV sec. a. C.
La Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta , capolavoro del XI Sec, fonde stilemi  romanici con elementi bizantini, famosa per il suo  rosone, unico. Presenta, insolitamente, 11 raggi costituiti da colonnine che delineano altrettanti spicchi di pietra traforata, le cui decorazioni sono tutte differenti tra loro.
Museo del tesoro della Cattedrale di Troja , molte sono le opere preziose esposte, oltre 500 pergamene di cui una recante il sigillo di Federico II , codici miniati, canti gregoriani, e altre opere ancora .

Antiche vie di Comunicazione come la Via Francigena nel tratto Celle San Vito – Troia, a Troia ci sarà la deviazione, una strada verso Lucera che porterà a Monte Sant’Angelo e la strada  in direzione Brindisi.
I primi documenti d’archivio che citano l’esistenza della Via Francigena in Puglia risalgono al XII Sec. E si riferiscono ad un tratto di strada in agro di Troia che congiungeva i Santuari del Tavoliere con quelli della Montagna Sacra del Gargano. Per “Franchi” si indicavano i forestieri , provenienti da oltr’Alpe , ovvero tutti i pellegrini che venendo dall’Inghilterra, dall’Irlanda e dalle regioni settentrionali della Francia e Germania attraversate le Alpi percorrevano tutta la penisola italica verso Roma , Gargano, Santuario di San Nicola a Bari e poi per Brindisi , dove ci s’imbarcava per l’Oriente.
Con la diffusione del culto di San Michele Arcangelo i flussi di pellegrini modificarono la precedente tendenza a scendere velocemente verso i principali porti della Puglia ma preferirono volgere verso Monte Sant’Angelo, al Santuario dell’Apparitio . Per questo motivo , nei documenti medievali, la Via fu chiamata anche Strata peregrinorum o Strata magna quae pergit ad Sanctum Michaelem.